Monthly Archive for Aprile 2014

Nutrirsi per nutrire: consigli per le neo mamme

Oggi, anche per far seguito agli argomenti trattati precedentemente, vi darò alcuni consigli per seguire una corretta alimentazione durante il periodo dell’allattamento. Subito dopo il parto l’atto più importante per consentire un adeguato sviluppo psico/fisico del bimbo è quello di fornirgli un corretto e frequente nutrimento attraverso il latte materno che costituisce per il neonato l’alimento ideale per continuare il suo sviluppo. Attraverso il latte materno il bimbo riceve carboidrati, grassi, proteine, calcio, sali minerali, vitamine e anticorpi (questi ultimi specialmente col primissimo latte chiamato colostro, prodotto dalla ghiandola mammaria per alcuni giorni subito dopo il parto). I benefici legati all’allattamento al seno non si esauriscono però con un discorso esclusivamente di carattere nutrizionale poiché è dimostrato che l’allattamento al seno è importante anche per lo sviluppo del legame affettivo tra il bimbo e la madre; tenere in braccio il proprio piccolo, scaldarlo, accudirlo, coccolarlo e nutrirlo (un po come è avvenuto nei precedenti 9 mesi di gravidanza) dà sicurezza al bimbo e lo aiuta a stare più tranquillo e rilassato.

Durante la gravidanza gli ormoni circolanti (progesterone ed estrogeni) stimolano lo sviluppo delle ghiandole mammarie che però non secernono ancora il latte per l’effetto di inibizione indotto da un ormone (PIH). Dopo il parto non solo i livelli circolanti di estrogeni, progesterone e PIH si riducono ma il bimbo attaccandosi al seno, con il meccanismo della suzione, stimola l’incremento della prolattina, ormone prodotto a livello ipofisario, che a sua volta stimola la ghiandola mammaria a produrre il latte. Un altro ormone implicato nella regolazione dell’allattamento è l’ossitocina che viene prodotto anch’esso in risposta alla suzione e ha l’effetto di stimolare la contrazione della muscolatura liscia della mammella favorendo i meccanismo dell’allattamento.

Quante calorie servono?

Per produrre il latte l’organismo consuma moltissime calorie che possono essere recuperate in parte dai depositi di grasso accumulati durante la gravidanza (in media il peso dopo il parto è superiore a quello pre-gravidico di circa 3 Kg) e in parte dall’alimentazione che dovrà conseguentemente essere più ricca rispetto alle solite abitudini.

In generale la dieta della mamma deve contenere, per i primi 6 mesi, circa 500 Kcal in più ogni giorno e dopo il sesto mese, periodo in cui ha inizio lo svezzamento, dovrà diminuire più o meno drasticamente a secondo della rapidità con cui il bambino viene svezzato.

Quante proteine servono?

Anche durante l’allattamento come per la gravidanza è necessario aumentare l’apporto proteico e in particolare durante il periodo di produzione del latte alle neo-mamme occorrono circa 17 g di proteine in più rispetto alle normali esigenze.

Quali alimenti scegliere?

1) Non esistono alimenti vietati a priori.

2) Quello che non piace alla mamma o che non viene abitualmente digerito bene va evitato come si farebbe nella normalità.

3) Alcuni alimenti possono modificare il sapore del latte rendendolo, in certi casi, sgradito al piccolo. Tra questi citiamo l’aglio, il cavolo, i peperoni, lo zenzero, il gorgonzola, gli asparagi e le cipolle. Bisogna però precisare che il bambino è entrato in contatto coi sapori graditi alla mamma già durante la gravidanza attraverso il liquido amniotico. Quindi se durante i 9 di gestazione l’aglio o la cipolla sono stati spesso nei piatti delle mamme non esiste nessun motivo per evitarne il consumo (quel sapore è già noto al bimbo e gli sarà certamente gradito).

4) Se il piccolo ha spesso le coliche è meglio evitare alimenti che possono stimolare la produzione di gas a livello intestinale come i legumi, i lieviti, i frullati e i latticini.

5) Se la mamma soffre di allergie o in famiglia sono presenti casi importati di allergie alimentari è meglio non esagerare con alcuni alimenti che possono contenere sostanze allergizzanti che passando attraverso il latte possono raggiungere il bambino e scatenare reazioni allergiche, provocare arrossamenti e irritazioni. Gli alimenti che possono essere fastidiosi sono i pomodori, le fragole, il cioccolato, le arachidi, i frutti di bosco, i crostacei, i molluschi e i latticini.

6) Se è necessario assumere farmaci è sempre meglio in primis consultare il ginecologo e in ogni caso assumerli sempre dopo la poppata in modo che la concentrazione ematica del farmaco sia diminuita prima della successiva poppata.

7) Durante l’allattamento è fondamentale bere molta acqua (almeno 2 litri) non solo per aiutare l’organismo a smaltire l’eccesso di scorie azotate derivanti da una maggiore assunzione di proteine ma anche per le ovvie perdite di acqua dovute alla produzione del latte (che è fatto per l’80% di acqua)

Sperando come sempre di avervi dato qualche utile consiglio auguro a tutti una buona dieta.

Dott. Pablo Belfiori

Come alimentarsi durante la gravidanza: parte seconda.

Riprendendo l’argomento già analizzato nel precedente post oggi vorrei parlarvi dei rischi correlati all’alimentazione durante la gravidanza. Esistono numerosi fattori da prendere in considerazione sia in relazione ad eventuali agenti patogeni o sostanze nocive presenti nel cibo sia in funzione di alcune abitudini che potrebbero rivelarsi fastidiose o pericolose.

Quali sono i rischi correlati al cibo?

Toxoplasma: il toxoplasma è un parassita che vive nell’intestino del gatto ma si può trovare anche nel terreno, nelle verdure crude, negli insaccati crudi e nel salame. Per questo motivo le verdure vanno sempre lavate con molta attenzione e bisognerebbe lasciarle a mollo in una miscela di acqua e amuchina per qualche minuto dopo di che, per poterle mangiare, sarà necessario un abbondante risciacquo. Anche per quanto riguarda gli insaccati crudi è meglio evitarne il consumo. Bisogna però precisare che non tutte le donne corrono il rischio di avere problemi se “incontrano” il toxoplasma in gravidanza ma solo quelle che non avendolo “incontrato” in precedenza e non avendo quindi prodotto anticorpi specifici risultano esposte all’infezione. Quando si incontra il toxoplasma per la prima volta il sistema immunitario produce degli anticorpi IgM che difendono l’organismo dall’infezione ma, poiché sono troppo grossolani dal punto di vista delle loro struttura, non riuscendo a passare attraverso la barriera placentare non potranno proteggere anche il bambino dall’infezione. Dopo questo primo incontro il sistema immunitario dismette le IgM e comincia a produrre IgG che sono più “raffinate” e capaci di attraversare la placenta e di proteggere quindi il bambino in caso di contatto con l’agente patogeno. Quindi le donne che al TORCH (esame che viene sempre effettuato in gravidanza che serve per valutare proprio il profilo immunologico in relazione a Toxoplasma, Rubella virus, Citomegalo virus ed Herpes virus) risultano non protette (con le IgG assenti e le IgM basse) nei confronti del Toxo mangiando questi alimenti corrono il rischio di esporre il feto un danno che può essere anche molto grave (deformità o mancato sviluppo di apparati sensoriali)

Salmonella: la carne poco cotta, specialmente di pollo, le uova crude o la maionese possono essere il veicolo attraverso cui la salmonella si fa strada nel nostro organismo. Il rischio è reale per chiunque e in qualunque fase della vita ma in gravidanza, poichè le difese immunitarie della madre sono generalmente deficitarie, potrebbe verificarsi un ritardo nei processi di guarigione con conseguenze a carico del feto anche gravi in presenza di dissenteria e disidratazione.

Listeria: La listeria è un batterio che si può trovare in diversi alimenti come nei molluschi e nei frutti mare, nel pesce crudo e nei formaggi poco stagionati (brie o camambert). Ancora una volta il sistema immunitario, che in gravidanza è sempre un po’ depresso, non contrastando in modo efficace la crescita di questo batterio può non riuscire a proteggere il feto dall’infezione.

Altre sostanze alle quali bisogna fare attenzione sono:

1) I pesticidi che possono essere presenti sulla buccia della frutta che andrebbe quindi sempre lavata e sbucciata. I frutti rossi che non possono essere sbucciati andrebbero evitati.

2) Non bisogna esagerare con gli spinaci poiché essendo molto ricchi di acido-ossalico possono contrastare l’assorbimento del calcio assunto da alimenti o integratori.

3) La caffeina può passare attraverso la placenta e raggiungere il feto con conseguente aumento sia della frequenza cardiaca che respiratoria.

4) Le bevande gasate sono sempre da sconsigliare perché gonfiano la pancia e possono aumentare la tensione addominale

5) Bere alcolici può causare gravi danni allo sviluppo intellettivo del bimbo

6) Mangiare troppo fegato o interiora in generale può apportare un eccesso di vitamina A che può rivelarsi tossico per il bambino.

7) In gravidanza si corre il rischio di avere un innalzamento della pressione arteriosa che può rivelarsi pericolosa per l’andamento della gravidanza stessa. Per questo motivo bisogna limitare il consumo di sale e di alimenti conservati sotto sale. Per tenere sotto controllo la pressione è utile svolgere una regolare attività fisica.

Sperando come sempre di avervi dato qualche utile consiglio auguro a tutti una buona dieta.

Dott. Pablo Belfiori

Come alimentarsi durante la gravidanza: parte prima

Oggi vi parlerò dell’alimentazione in gravidanza, analizzeremo le esigenze quantitative e qualitative dovute ai cambiamenti dell’organismo materno ed fondamentali per la crescita del bimbo e vedremo come l’integrazione con vitamine o sali minerali in questo periodo risultino essenziali.

Un tempo alle donne in dolce attesa si raccomandava: “siete in due e devi mangiare per due”… oggi si dice che bisogna mangiare due volte meglio e in questo senso ci si riferisce sia alla scelta degli alimenti che alle calorie ingerite per fare in modo che la crescita ponderale (cioè del peso) sia fetale che, di conseguenza, materna rientrino negli criteri ideali. Restare all’interno dei range di normalità nell’aumento del peso espone la madre e il bimbo a minori rischi sia durante la gravidanza che durante il parto ed inoltre rappresenta il presupposto per una crescita “normale” dopo la nascita.

Quante calorie occorrono in gravidanza?

Il calcolo delle esigenze energetiche parte sempre dal metabolismo basale della mamma (il metabolismo basale si riferisce al consumo energetico dell’individuo a riposo, sdraiato in un letto, in un ambiente climatizzato e dipende dall’altezza, dall’età e dalla massa muscolare presente) al quale vanno aggiunte una quota di calorie necessarie per i consumi quotidiani (lavarsi, vestirsi, fare i piatti ecc. sono tutte attività che comportano una spesa energetica aggiuntiva rispetto al basale) e un ulteriore bonus di calorie in funzione delle esigenze di crescita del nascituro e in relazione al peso corporeo della madre.

L’obiettivo deve essere quello di consentire una crescita fetale adeguata ed un incremento del peso materno ponderato in funzione del BMI (indice di massa corporea) di partenza.

Se la mamma è in sotto peso, ha cioè un BMI inferiore a 18,5, si raccomanda un incremento di peso variabile tra i 12 Kg e i 18 Kg e una assunzione supplementare di 365 Kcal al giorno dopo il primo mese di gravidanza (nel primo mese solitamente non si fanno aggiustamenti sia perché il consumi relativi allo sviluppo fetale sono trascurabili sia perché raramente si è a conoscenza della gravidanza in questo primo momento).

Se la mamma è in normo peso con un BMI tra 18,5 e 25 si raccomanda un incremento ponderale compreso tra gli 11 e i 16 Kg con un supplemento di 300 Kcal al giorno fino a quando l’attività fisica della madre non subisce grosse variazioni. In caso di una diminuzione dell’attività si raccomanda invece un incremento di 150 Kcal al giorno.

Se la mamma è in sovrappeso o obesa con un BMI superiore a 25 si raccomanda un incremento ponderale tra i 7 Kg e gli 11,5 Kg con un surplus energetico di 200 Kcal che diventano 100 Kcal se l’attività fisica si riduce notevolmente.

Quante Proteine servono per la crescita del bambino?

Durante l’accrescimento del feto l’elemento più importante per consentire un adeguato sviluppo delle masse muscolari e scheletriche è dato dalle proteine. A differenza di carboidrati e grassi, che danno origine attraverso i vari processi del loro catabolismo, ad anidride carbonica e acqua, le proteine lasciano un residuo azotato che deve essere smaltito dai reni. Il lavoro di filtraggio renale ha dei limiti e per evitare che si verifichi un affaticamento della sua funzione esistono dei livelli di assunzione raccomandati per le proteine. La quantità ideale di proteine da ingerire quotidianamente senza che vi siano dei rischi per i reni deve essere stabilita sulla base del peso corporeo ideale; in gravidanza bisogna però incrementare la quota ideale di circa 6 grammi al giorno per consentire al feto di costruire i tuoi tessuti durante i 9 mesi di gestazione.

Quanti carboidrati servono in gravidanza?

Più che parlare di quanti sarebbe opportuno parlare di quali carboidrati è meglio assumere durante la gravidanza. In questo delicato periodo possono verificarsi più facilmente degli squilibri nel rapporto tra il glucosio circolante (che dipende dai carboidrati assunti) e l’insulina prodotta. Più un alimento contiene zuccheri semplici o ha un elevato indice glicemico (fa cioè aumentare velocemente la glicemia) più aumenta il rischio di sbilanciare il rapporto carboidrati/insulina e di andare incontro al diabete gestazionale. Per limitare questo rischio bisognerebbe preferire sempre carboidrati con basso indice glicemico (alimenti integrali, legumi, cereali grezzi,) associandoli preferenzialmente alle proteine (questo rende meno semplice l’assorbimento degli zuccheri e rallenta l’incremento glicemico).

Quali integratori sono essenziali in gravidanza?

Durante la gravidanza è fondamentale che non si verifichino carenze di alcune sostanze che sono essenziali per il corretto sviluppo del feto.

1) Acido Folico o Vitamina B9: bisognerebbe assumere acido folico già da qualche mese prima del concepimento. Questa vitamina è fondamentale per il corretto sviluppo del sistema nervoso del bambino e per prevenire il rischio di spina bifida.

2) Ferro: in gravidanza il bambino deve costruire il suo pool di cellule del sangue e per far questo ha la necessità di “rubare” ferro alle scorte materne. Per questo motivo è importante reintegrarle anche per evitare che subentri anemia con stanchezza eccessiva ed indebolimento del sistema immunitario. Per cercare di assorbire maggiormente il ferro contenuto negli alimenti di origine vegetale è fondamentale assumere contemporaneamente la vitamina C; condire l’insalata col limone e mangiare agrumi è di per se sufficiente ad incrementare l’assorbimento del ferro.

3) Calcio e Magnesio: in modo analogo a quanto accennato per il ferro anche per il calcio il bambino che deve costruire le sue ossa avrà bisogni di recuperarlo dall’ambiente materno. Diventa importante reintegrarlo specialmente dopo la 25° settimana e in caso di sedentarietà della mamma. Il calcio e il magnesio hanno anche un effetto protettivo sul rischio di preeclampsia e sul ritardo di crescita fetale.

4) Omega 3: oggi si sa che una integrazione, la dove non fosse possibile assumere pesce azzurro per almeno due/tre volte a settimana, può essere importante per favorire lo sviluppo intellettivo e migliorare le capacità visive del nascituro oltre che per un effetto protettivo nei confronti della depressione post partum.

Sperando di aver dato qualche utile consiglio vi anticipo che la prossima volta vi parlerò dei rischi correlati ad alcuni alimenti durante la gravidanza.

Buona dieta a tutti

Dott. Pablo Belfiori

Di acne si guarisce… a tavola

Oggi vorrei parlarvi dell’acne perché se da un lato è un fenomeno che interessa moltissimi giovani durante lo sviluppo e che, per gli inestetismi che determina, è spesso responsabile di imbarazzi e poca auto stima, dall’altro può essere affrontato con successo modificando la propria alimentazione.

Per Acne si intende la presenza sulla cute, in corrispondenza di naso, guance, mento e fronte dei cosiddetti “brufoli” che sono provocati da una infiammazione della ghiandola sebacea causata, a sua volta, dall’impossibilità della ghiandola stessa a eliminare il sebo prodotto attraverso il suo poro che, per vari motivi, può risultare ostruito. Il sebo che le ghiandole pilosebacee producono ha effetti protettivi ed emollienti per la cute e lubrificanti per il pelo emergente ma quando la produzione diventa eccessiva (come durante l’adolescenza) o quando si ostruisce il canale l’equilibrio della pelle può sbilanciarsi. Quando il brufolo si infiamma e coinvolge tutta la ghiandola si forma il foruncolo che è più dolente, coinvolge nell’infiammazione anche i linfonodi limitrofi e nel guarire può lasciare traccia di se (micro cicatrici).

Generalmente l’acne passa con l’età ma in certi casi può presentarsi anche nell’adulto (anche se la stessa persona non ne avesse sofferto in passato).

Le cause possono essere molteplici

1) Squilibri ormonali: le ghiandole sebacee sono sensibili al testosterone e quando questo ormone aumenta in circolo (cosa che si verifica durante la pubertà) la ghiandola risponde aumentando la produzione di sebo (è un meccanismo simile a quello che porta alcuni animali ad aumentare la produzione di feromoni durante il periodo dell’accoppiamento).

2) Cause batteriche: Sulla nostra pelle vivono tantissime specie di batteri che, in simbiosi, ci proteggono e non causano alcuna patologia. In certi casi però, come quando si alterano gli equilibri interni alla pelle stessa, possono favorire la comparsa di infezioni come appunto l’acne. In particolare esiste un batterio, chiamato “Proprionibacterium Acnes” che sembra il più coinvolto nella genesi dell’infezione che precede la formazione del foruncolo.

3) Predisposizione genetica: appartenere ad una famiglia in cui l’acne è stata rilevante ci espone a maggiori rischi ma, rovesciando la medaglia, sapendo di avere questa predisposizione potremmo cercare di prevenirne la comparsa con adeguati accorgimenti.

4) Cause Alimentari: in presenza di una intolleranza alimentare o per uno squilibrio nel rapporto tra proteine e carboidrati associato ad un elevato consumo di alimenti con alto indice glicemico è più frequente la comparsa dell’acne. Anche la correzione di questi stessi fattori si correla con una riduzione del numero e dell’infiammazione delle lesioni.

La correlazione tra acne e alimentazione è dimostrata da numerose prove scientifiche e i benefici che possono derivare da alcune modifiche al proprio stile di vita e alla propria alimentazione sono sempre più evidenti.

  • Innanzitutto, come già detto, bisogna ridurre il più possibile gli alimenti con elevato indice glicemico che hanno la capacità di far innalzare la glicemia in tempi brevi e alla lunga possono ridurre la sensibilità all’insulina (insulino-resistenza), (se si riduce la sensibilità sarà necessario, per mantenere la glicemia costante, immettere in circolo maggiori quantità di insulina). Gli alimenti che hanno un elevato indice glicemico sono: lo zucchero semplice e i dolci che lo contengono, le patate specialmente se fritte, i prodotti da forno preparati con farine molto raffinati (pane bianco e in cassetta, brioches, panini al latte), i succhi di frutta addizionati con zucchero, le merendine (junk-food). Quando l’insulina aumenta in circolo si verifica un conseguente aumenti di IGF-1 (insulin growth factor 1) e di Androgeni che da un lato stimolano la produzione di sebo (gli androgeni) e dall’altro aumentano la produzione di cellule epidermiche che possono causare una occlusione del bulbo (l’IGF-1).

  • Per ridurre la tendenza generalizzata all’infiammazione è molto utile mangiare alimenti ricchi di Omega 3 almeno per tre volte alla settimana. Gli omega 3 competono con gli omega 6 per gli stessi enzimi che possono interagire coi primi e produrre sostanze antinfiammatorie, mentre se interagiscono coi secondi producono sostanze pro-infiammatorie.

  • Numerosi studi hanno evidenziato una correlazione tra il latte e i suoi derivati e l’acne. Si è dimostrato che per alcuni individui, la riduzione della frequenza e della quantità di latte assunto, determinava un netto miglioramento della sintomatologia. Eliminare completamente il latte non è consigliabile ma ridurne la quantità e assumerlo solo 2/3 volte alla settimana potrebbe già essere sufficiente a ridurre l’infiammazione e la manifestazione cutanea.

  • Le regole per una corretta alimentazione faranno il resto:

  1. Mangiare frutta e verdura di stagione (almeno 5 porzioni al di)

  2. Bere molta acqua ad intervalli frequenti

  3. Ridurre il sale

  4. Ridurre i fritti

  5. Mangiare massimo 1 o 2 volte alla settimana uova, insaccati e formaggi

  6. Utilizzare come condimento l’olio d’oliva extravergine a crudo

  7. Consumare occasionalmente carni rosse (evitando la cottura arrosto)

  8. Fare una regolare attività fisica

Esistono in commercio moltissimi prodotti (naturali e non) che possono essere utili per prevenire e curare l’acne ma, se non si affronta il problema alla radice modificando la propria alimentazione e il proprio stile di vita, questi prodotti saranno capaci di determinare un miglioramento temporaneo e limitato.

Sperando di avervi dato qualche utile consiglio auguro a tutti una buona dieta

Dott. Pablo Belfiori