Monthly Archive for Febbraio 2014

A mali estremi… Vi presento la Chirurgia Bariatrica

Oggi vi parlerò di un metodo dimagrante che, pur essendo applicabile soltanto in certi casi, è capace di dare ottimi risultati sul lungo termine: la Chirurgia Bariatrica

La chirurgia bariatrica è quella branca della chirurgia che si occupa del trattamento chirurgico dell’obesità. Oggi, grazie alle tecniche endoscopiche che riducono enormemente i rischi operatori e post operatori, rappresenta l’opzione terapeutica più efficace per i pazienti con BMI superiore a 40 (obesità grave) o superiore a 35 ma affetti da altre patologie che non avessero risposto a precedenti interventi dietetici e/o farmacologici.

L’obesità è uno dei più grandi problemi di salute del 21° secolo sia per la sua crescente diffusione che per la sua elevata associazione con patologie importanti come ad esempio il diabete mellito.

Negli anni l’applicazione di questo tipo di chirurgia ha permesso di salvare molte vite inducendo non solo una rapida riduzione del peso corporeo ma andando ad avere anche un effetto benefico sul diabete tanto che oggi viene utilizzato spesso il termine di “Chirurgia Metabolica” proprio per gli effetti che l’intervento chirurgico ha dimostrato di avere sulla gestione della glicemia.

Gli interventi della chirurgia bariatrica possono essere di tipo

restrittivo

-Bendaggio gastrico regolabile (LAGB): Lo scopo di questa procedura è ridurre le dimensione dello stomaco per diminuire la quantità di cibo che potrà essere ingerita.

-Sleeve gastrectomy: é la metodica chirurgica di più recente accreditamento che comporta l’asportazione per via laparoscopica di una ampia porzione di stomaco

malassorbitivo

- Diversione biliopancreatica (BPD): Questa procedura implica il cambiamento dell’anatomia del tratto digerente che determina un cambiamento del tempo che gli enzimi digestivi hanno per interagire col cibo nel tratto gastrointestinale. Questo causa un ridotto assorbimento di calorie e sostanze nutritive.

-Diversione biliopancreatica con switch duodenale (BPD/DS): è l’intervento che ha dato i migliori risultati in termini di benefici su diabete.

misto

- Bypass gastrico (RYGB): Questa metodica prevede una riduzione della dimensione dello stomaco associata al bypass della prima porzione dell’intestino tenue che limita le capacità digestive dell’intestino.

La chirurgia malassorbitiva è sicuramente più efficace di quella restrittiva ma presenta vari rischi nutrizionali poiché non solo riduce la quantità di energie introdotte ma causa anche una diminuzione dell’assorbimento di vitamine e sali minerali che devono essere tenuti sotto controllo attraverso integratori e un adeguato regime alimentare.

Per limitare i rischi peri-operatori, post operatori immediati e tardivi è di fondamentale importanza studiare le caratteristiche cliniche, psicologiche e lo stile di vita del paziente per attuare quelle modifiche che possono rendere questo tipo di chirurgia veramente utile nel lungo termine.

Il drastico cambiamento del sistema digerente dopo l’intervento impone una attenta informazione del paziente prima dell’intervento in modo da gestire al meglio la nuova situazione anatomica e funzionale. Il primo passo in questo processo è l’attenta valutazione preoperatoria. Anamnesi patologica, test di laboratorio e valutazione psichiatrica sono i punti salienti di questo approccio. Sebbene nella maggioranza dei casi i pazienti obesi si nutrono in modo eccessivo, da numerosi studi condotti sui pazienti candidati a questo tipo di intervento, sono emersi dei deficit nutrizionali che riguardano in particolare il ferro, la vitamina B12 e la vitamina D. Risolvere queste carenze prima dell’intervento è di fondamentale importanza per agevolare la guarigione delle ferite, migliorare l’efficienza del sistema immunitario e ridurre la degenza ospedaliera.

Dopo l’intervento è necessario impostare un follow up con controlli periodici per seguire i pazienti sia dal punto di vista psicologico che per la loro alimentazione (sopratutto per evitare che subentrino carenze energetiche eccessive o deficit vitaminici). Ad oggi non esistono delle linee guida certificate per stabilire le esatte necessità di questi pazienti ma in generale l’apporto di calorie è ridotto a 1000 Kcal per le donne e 1100 Kcal per gli uomini che inizialmente dovranno derivare da cibi liquidi per poi passare nel giro di qualche settimana a reintegrare tutti gli alimenti dando sempre preferenza a quelli più morbidi e ricchi di proteine (la quantità di proteine somministrate in questa prima fase di recupero post chirurgico devono essere più elevate rispetto alle diete equilibrate normali). E’ importante evitare di bere durante i pasti per evitare di riempire eccessivamente e troppo velocemente la sacca gastrica. Ovviamente i pasti dovranno essere piccoli e frequenti.

Come già accennato è fondamentale per evitare problematiche relative ai deficit vitaminici associare alla dieta un integratore multivitaminico nel quale non devono mancare la

  • vitamina B9 o acido folico, fondamentale per le donne in età fertile

  • vitamina B12 che tuttavia è preferibile somministrare per endovena visto che le modifiche anatomiche del tratto intestinale potrebbero rendere difficoltoso l’assorbimento di questa sostanza.

  • ferro particolarmente utile per le donne e soprattutto quando l’intervento è stato di tipo malassorbitivo

  • vitamina A, K, E, D: le vitamine liposolubili risultano meno assorbibili per i pazienti che hanno subito un intervento di tipo malassorbitivo e devono quindi essere integrate.

  • calcio sotto forma di citrati per mantenere una buona mineralizzazione ossea. La somministrazione del calcio citrato va separata da quella del ferro poiché questi due minerali interferiscono tra loro per i meccanismi di assorbimento.

Il successo terapeutico dopo la chirurgia bariatrica si considera raggiunto quando si ha una perdita pari o superiore al 50% del peso corporeo in eccesso. Quindi se un uomo con peso ideale 70 Kg ne pesa 150 Kg (quindi l’eccesso ponderale è pari a 80 Kg) si considera raggiunto l’obbiettivo quando il suo peso scenderà almeno al di sotto dei 110 Kg con una perdita superiore ai 40 Kg.

Di seguito alcune immagini per comprendere meglio le differenze tra i vari interventi

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Sperando come sempre di avervi dato qualche utile informazione auguro a tutti una buona dieta.

Dott. Pablo Belfiori

Rinforzare il sistema immunitario a tavola

Il sistema immunitario (S.I.) è costituito da organi, tessuti e cellule circolanti che, in concerto tra loro, si adoperano per difendere l’organismo da virus, batteri, parassiti e dalle sostanze prodotte (antigeni) da questi agenti patogeni. Oltre a ciò il S.I. è incaricato di eliminare le cellule dell’organismo danneggiate, invecchiate o alterate da processi neoplastici.

Il primo fronte di difesa del S.I. è costituito dalle barriere naturali come la pelle e le mucose adiuvate dalle varie sostanze prodotte dall’organismo come la saliva, il sebo, le lacrime, il muco, le sostanze acide che abbassano il pH gastrico, i batteri residenti a livello intestinale (microbiota) e vaginale oltre che dalla temperatura corporea.

Un secondo livello di difesa è costituito da varie tipologie di cellule circolanti nel sangue o presenti sui tessuti (come i leucociti, i mastociti, i monociti, le cellule dendritiche e i macrofagi) che vengono prodotte dagli organi linfatici (midollo osseo, milza, timo, linfonodi, tonsille e appendice) in risposta alle infezioni. Queste cellule, attraverso vari meccanismi, hanno la capacità di bloccare la moltiplicazione degli agenti patogeni e successivamente hanno gli strumenti per eliminare o rendere innocuo “l’invasore” patogeno.

In certi casi le difese immunitarie possono essere meno efficaci rendendoci più esposti alle infezioni e meno abili nei processi di guarigione; le abitudini alimentari, voluttuarie, la sedentarietà e lo stress sono tra i principali imputati nel processo d’indebolimento del S.I. e la correzione di questi fattori potrà rivelarsi utile nel miglioramento delle capacità di difesa dell’organismo. In relazione a ciò oggi vi darò alcuni suggerimenti che potranno rendere il vostro sistema immunitario più forte.

1) Rinforzate la flora microbica intestinale

  • Il microbiota è di fondamentale importanza per rendere la barriera intestinale più efficace nella difesa dagli agenti patogeni. La quotidiana assunzione di alimenti ricchi di fermenti lattici vivi e attivi (pro e prebiotici) avrà un effetto stimolante sullo sviluppo e sulla salute dei batteri residenti a livello intestinale. Mangiare quotidianamente Yogurt o Kefir ha un ottimo effetto protettivo in questo senso.

2) Aumentate l’apporto di vitamine

  • Vit. A: Stimola la crescita e lo sviluppo del sistema immunitario. Il precursore della vitamina A è il betacarotene di cui sono ricchi le patate dolci, gli spinaci, la zucca, le carote, il melone e le albicocche.

  • Vit. B: la vitamina B è fondamentale per l’attivazione di alcuni enzimi che sostengono il lavoro del sistema immunitario. Importanti per l’azione delle cellule immunitarie sono la vit. B6 (cereali e muesli), la vit. B9 nota come acido folico (cicoria, spinaci, noci) e la vitamina B12 (carni e pesci in generale)

  • Vit. C: la vitamina C aiuta il sistema immunitario in modo diretto per le sue capacità antiossidanti e in modo indiretto attraverso la sua capacità di favorire l’assorbimento del ferro contenuto negli alimenti di origine vegetale. Sono ricchi di questa vitamina gli agrumi (succo di limone, arance) e le fragole

  • Vit. D: questa vitamina è fondamentale per l’azione delle cellule T del sistema immunitario. Queste cellule hanno il ruolo di “presentare” l’antigene ai macrofagi che, come s’intuisce dal nome, sono cellule capaci di “mangiare” e successivamente distruggere gli agenti patogeni. Ne è ricco il salmone e in generale il pesce azzurro.

  • Vit. E: nota come tocoferolo ha effetti antiossidanti ed è molto utile per rinforzare le difese immunitarie delle vie respiratorie. Se ne ricavano buone quantità delle mandorle, dalle noci e dall’olio d’oliva.

3) Altri alimenti che possono aiutarci a rinforzare il sistema immunitario sono

  • Aglio: questa spezia è molto ricca di allicina che ha noti effetti antibiotici, antimicrobici e antifungini. L’allicina ha dimostrato di avere anche un effetto protettivo nei confronti del tumore gastrico

  • Funghi: sono ricchi di Selenio (potente antiossidante con effetti antiaging e antitumorali) e di betaglucano che ha effetti immunostimolanti e di potenziamento nei processi di riparazione cellulare.

  • Cioccolato fondente: aumenta la performance del sistema immunitario e ha effetti antinfiammatori. È ricco di Zinco che agisce come regolatore del S.I.

  • Tè verde: è ricco di sostanze antiossidanti (catechine) che proteggono l’organismo delle infiammazioni.

  • Miele: è da preferire rispetto allo zucchero oltre che per il minor indice glicemico anche per le sue capacità antibatteriche e disinfettanti a livello del cavo orale.

In conclusione per darvi un’idea della possibile integrazione di tutti questi alimenti vi suggerisco un menù facile e completo:

Colazione

Yogurt magro o semigrasso (oppure Kefir) con un cucchiaino di miele e 30 grammi di cereali o muesli

Spuntino della mattina

Spremuta d’arancia o frutta di stagione

Pranzo

Pasta integrale con salmone e zucchine

Insalata mista (pomodori, carote, lattuga) con 3 noci sbriciolate, un cucchiaino d’olio d’oliva e il succo di mezzo limone

Due mandaranci

Un pezzetto di cioccolato fondente

Merenda

Tazza di tè verde o nero con limone e due biscottini integrali

Cena

Trancio di pesce spada con pomodoro secco al forno

Pleorotus (funghi di carne) al forno con aglio e prezzemolo e un cucchiaio di olio d’oliva a crudo

Una ciotola di fragole

Sperando di avervi dato qualche utile consiglio per ritrovare o mantenere sano il vostro sistema immunitario auguro a tutti una buona dieta.

Dott. Pablo Belfiori

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Dott. Pablo Belfiori

La dieta iperproteica e il rischio renale

Negli ultimi anni le diete iperproteiche, come quella del dott. Dukan, hanno guadagnato molta popolarità e sono tuttora tra le diete più frequentemente raccomandate come strategia ideale per la gestione del peso corporeo nelle persone obese e in sovrappeso.

Le diete iperproteiche, che in generale possiamo definire come HPD (hight protein diet), si sono imposte sul mercato delle diete dimagranti per la loro capacità di indurre un rapidissimo calo di peso. La riduzione, parziale o in certi casi totale, dell’apporto di carboidrati e l’eccessiva assunzione di proteine, causano una diminuzione del pH inducendo quindi una forma di acidosi (chetosi), che riduce la percezione dell’appetito e permette ai pazienti di non soffrire eccessivamente durante i periodi di più intenso dimagramento. Solitamente la chetosi si associa ad un aumento della sete e alla comparsa di alitosi che abitualmente viene contrastata con delle compresse di clorofilla o altre sostanze naturali che riducono questo fastidioso sintomo. Oltre a ciò le HPD vengono anche “vendute” come utili nel controllo del profilo lipidico (colesterolo e trigliceridi) e capaci di ridurre la deposizione del grasso corporeo.

Considerando l’elevata prevalenza nella popolazione italiana di patologie come l’obesità, il diabete di tipo II, la sindrome metabolica, per citarne solo alcune, credo che sia importante valutare e comprendere meglio gli effetti indotti da un eccessiva assunzione di proteine sulla salute. L’organo che si occupa di gestire ed eliminare i residui azotati che derivano dalla digestione delle proteine è il rene che, se sottoposto ad un carico di lavoro eccessivo, può subirne delle gravi conseguenze. Da numerose ricerche, la più recente delle quali è stata pubblicata nel Dicembre 2013, dalla rivista scientifica “Nutricìon Hospitalaria”, si è potuto evidenziare che le diete iperproteiche possono causare un aumento del filtrato glomerulare, anche se resta ancora da chiarire la relazione tra l’iperfiltrazione e il danno renale vero e proprio nei pazienti che seguono questo regime alimentare. Tuttavia, anche se la dimostrazione di una correlazione diretta tra le HPD e il danno renale nell’uomo resta ancora poco chiaro, le ricerche effettuate su roditori, gatti e maiali sottoposti ad un condotta alimentare iperproteica nel lungo termine hanno messo in evidenza la comparsa di una iperfiltrazione glomerulare con conseguenti danni morfologici e funzionali (specialmente evidenti a livello glomerulare) a carico dei reni. La riduzione del pH e la minor concentrazione di citrati urinari (elementi capaci di inibire l’aggregazione dei sali disciolti nelle urine) ha inoltre un impatto negativo sulla prevenzione della calcolosi urinaria ed espone queste persone al rischio di sviluppare una nefrolitiasi.

La presunta capacità che le diete iperproteiche avrebbero di indurre un miglioramento del profilo lipidico, ancora oggi, non è confermata. Alcune ricerche hanno evidenziato un leggero miglioramento in contrasto con altre ricerche che non hanno messo in luce alcun cambiamento nelle concentrazioni del colesterolo totale e dei trigliceridi.

Molte ricerche hanno dimostrato che qualunque dieta, se condotta con attenzione, può provocare una riduzione del peso corporeo ed è per questo che la scelta ideale dovrebbe essere ponderata non valutando la velocità con cui si dimagrisce ma piuttosto tenendo in considerazione l’impatto che la propria alimentazione ha sulla salute.

Le diete iperproteiche inducono certamente una significativa riduzione del peso corporeo, da mettere in correlazione con lo scarso apporto calorico più che con la composizione della dieta stessa, ma la successiva reintroduzione dei carboidrati è solitamente associata ad un recupero ponderale con conseguenze sia sul piano fisico che psicologico. Ovviamente questo fenomeno non può essere generalizzato ed è evidente che alcune persone sono tuttora molto soddisfatte dei risultati raggiunti.

I rischi connessi ad un regime dietetico iperproteico non sono quindi, a mio avviso, trascurabili e se state pensando di optare per questo tipo di dieta dovreste prima approfondire, con esami clinici mirati, la vostra funzionalità renale e l’eventuale con-presenza di altre patologie.

La dieta è in tutto simile ad una prescrizione medica e dovrebbe essere elaborata da chi è in grado di suggerire le giuste scelte valutando i rischi e i benefici che possono derivare dal proprio comportamento alimentare. Il saggio diceva:”noi siamo quello che mangiamo” e il nostro organismo è capace di far fronte ai nostri errori alimentari solo fino ad un certo punto oltre il quale gli squilibri si trasformano in patologia.

Sperando, come sempre, di avervi dato qualche utile informazione auguro a tutti una buona dieta.

Dott. Pablo Belfiori