Monthly Archive for Gennaio 2014

Grano Khorasan o, come come molti solean chiamarlo, Kamut…

Il Kamut®, nome commerciale del grano Khorasan, denominato anche Frumento Orientale, Grano Grosso o col nome, ancora una volta commerciale, di “Antico Cereale”, ha origini molto remote.

La leggenda, oggi in parte smentita, narra che sia originario della valle del Nilo e che fosse coltivato già 6000 anni fa’, rappresentando allora una ottima fonte di carboidrati per le popolazioni del luogo. Dopo millenni di oblio venne riscoperto nel 1949 da un soldato dell’aviazione statunitense di istanza in Egitto che, venuto in possesso di una manciata di chicchi di Kamut, li spedì al padre che a sua volta li donò ad un amico agricoltore nel Montana (Mark Quinn). Ricominciò quindi la coltivazione ma solo nel 1977 un agronomo della zona decise di analizzare la composizione di questo grano scoprendo le sue interessanti proprietà. In realtà questo tipo di grano è stato negli anni coltivato in diverse regioni del mediterraneo e anche in Italia nella zona della Lucania e dell’Abruzzo sono presenti coltivazioni originali (non successive alla commercializzazione operata dalla famiglia Quinn)

Dal punto di vista evolutivo il kamut è un grano “BIO” con la B maiuscola visto che il suo patrimonio genetico è restato inalterato per millenni dimostrandosi resistente a qualsiasi avversità atmosferica e inquinante: non necessita dunque di trattamenti fertilizzanti o pesticidi. I suoi chicchi, tre volte più grandi di quelli del frumento, contengono poca umidità e sono di conseguenza più resistenti all’attacco degli insetti. Rispetto al frumento contiene inoltre meno glutine (è in ogni caso non consigliato ai pazienti celiaci) e una più alta percentuale di proteine e aminoacidi che lo rendono un alimento con proprietà ricostituenti. Il kamut possiede un patrimonio proteico del 30% superiore e una composizione di aminoacidi del 65% superiore rispetto al frumento comune, è inoltre ricco di minerali tra cui spiccano il magnesio, lo zinco, il selenio e il fosforo.

Il grano Khorasan possiede anche altre proprietà benefiche:

  • E’ più digeribile rispetto al frumento e nella sua assimilazione non crea fermentazioni. Per questo motivo il kamut è consigliato in particolare a coloro che soffrono di gastrite o che hanno, più in generale, lo “stomaco delicato”.

  • Ha proprietà depurative; grazie alla sinergica azione della fibra e della crusca, delle vitamine e dei sali minerali che contiene, questo antico grano è capace di promuovere la regolarità dell’intestino e di stimolare l’espulsione delle scorie.

  • Ha un effetto anti-aging grazie alla contemporanea presenza di Selenio e vitamina E che favoriscono il rinnovamento cellulare e rallentano i processi di invecchiamento avendo una azione antiossidante che contrasta l’effetto dei radicali liberi.

  • Ha un minor effetto allergizzante per le persone che soffrono di “ipersensibilità al glutine” anche se è comunque vietato per chi soffre di celiachia.

Dal punto di vista organolettico ogni 100 grammi di kamut apportano 359 Kcal, 17,3 grammi di proteine (il grano comune ne da 12 gr), 2,6 grammi di lipidi e 68 grammi di carboidrati.

Il grano Khorasar o, se preferite il Kamut, rappresenta una ottima alternativa al grano comune andandosi a sostituire ad esso nella preparazione dei primi piatti o delle zuppe, in alternativa ai cereali della colazione o ancora come sostituto del pane permettendoci quindi di variare, come è giusto fare per seguire le regole di una “corretta alimentazione”, le nostre scelte alimentari.

Sperando ancora una volta di avervi dato qualche buon suggerimento auguro a tutti una buona dieta.

Dott. Pablo Belfiori

Dieta del gruppo sanguigno: fantasia o realtà?

La dieta del gruppo sanguigno, nota anche come “emodieta”, nasce nel 1997 dalle idee di un naturopata americano, il dott. D’Adamo, il quale teorizzò una correlazione benefica tra le scelte alimentari e il gruppo sanguigno in funzione dell’evoluzione storica dell’essere umano.

I quattro gruppi sanguigni, (0, A, B, AB) vengono denominati rispettivamente, in modo fantasioso, come “cacciatore” il gruppo 0, “agricoltore” il gruppo A, “nomade” il gruppo B e infine “enigma” il gruppo AB. D’Adamo sostiene che in base al proprio gruppo sanguigno bisognerebbe escludere dalla propria tavola certi alimenti che potrebbero causare fenomeni di “agglutinazione”.

I presupposti scientifici sull’evoluzione e sulla conseguente differenziazione del gruppo sanguigno sono sicuramente interessanti e validi ma la restrizione di certi gruppi di alimenti è, a mio avviso, eccessiva e inutile. Vediamo di analizzare quali sono le caratteristiche indicate come tipiche di ogni gruppo ematico:

Gruppo 0: il “cacciatore” è il più antico sul piano genetico, risalirebbe al periodo in cui l’uomo si cibava esclusivamente di cacciagione, di frutta e piante. Questi soggetti, secondo d’Adamo, dovrebbero prevalentemente alimentarsi con proteine di origine animale ed evitare tutti gli alimenti che contengono farina di frumento e cereali.

Gruppo A: l’”agricoltore”, nasce in un periodo successivo rispetto al cacciatore e si sarebbe evoluto con la nascita dell’agricoltura. Questi individui dovrebbero, differentemente dai primi, alimentarsi prevalentemente di cereali limitando l’assunzione di proteine animali. Sono i candidati ideali ad un regime alimentare vegetariano.

Gruppo B: il “nomade” si sarebbe evoluto, a causa dei mutamenti climatici, intorno a 10.000 anni fa. Questi individui erano prevalentemente dediti alla pastorizia e il loro regime dietetico era basato sul consumo di carne, cereali, latte e formaggi. Gli appartenenti al gruppo B sarebbero quelli che, più fortunati degli altri, potrebbero avere un’alimentazione più variata.

Gruppo AB: l’”enigma” è il gruppo sanguigno di più recente comparsa, è quello meno diffuso e deriverebbe dalla mescolanza tra gli appartenenti al gruppo A e al gruppo B. In generale sono i più sfortunati poiché, secondo D’Adamo, dovrebbero evitare di mangiare sia gli alimenti sconsigliati per il gruppo dei “cacciatori” che quelli per il gruppo degli “agricoltori”… in pratica dovrebbero escludere cereali e proteine di origine animale…

D’Adamo suddivide gli alimenti in tre grandi categorie: alimenti benefici che hanno effetti curativi e preventivi, alimenti indifferenti che non sortiscono alcun beneficio ma non hanno neanche effetti nocivi e alimenti da evitare che, come si può intuire dal termine, hanno effetti nocivi per la salute. Un altro aspetto importante della teoria di D’Adamo è legato alle lectine (differenti sostanze proteiche contenute nei vari alimenti che possono avere la capacità di legarsi ad alcuni zuccheri presenti sulla parete cellulare dei globuli rossi), che sono presenti nei vari alimenti e che potrebbero, interagendo col gruppo sanguigno, causare una “agglutinazione” che potrebbe provocare la precipitazione delle cellule ematiche, in modo analogo a un fenomeno di “rigetto”, rendendosi quindi responsabili di sintomi legati all’intolleranza alimentare.

La domanda che dovremmo porci a questo punto è “quanto c’è di vero in tutto ciò?”. Nella realtà, seppur questa teoria è di per se affascinate, la scienza ha smentito quasi tutte le affermazioni del dott. D’Adamo e lo stesso naturopata, proponendo uno schema troppo rigido ed eccessivamente improntato al business, ha creato i presupposti sui quali si basano le maggiori critiche.

1)    La ricerca scientifica ha dimostrato che le lectine possono causare agglutinazione solo in casi rarissimi quindi il presupposto che l’agglutinazione dei globuli rossi sia alla base dell’intolleranza perde validità scientifica. Le lectine sono largamente distribuite nelle piante, abbondano nei legumi e in particolare nella soia, sono presenti anche nel pesce e nei cereali.  Solo raramente l’interazione delle lectine con le cellule ematiche può causare il fenomeno dell’agglutinazione in quanto non tutte le lectine interagiscono con i globuli rossi e non sempre dall’eventuale interazione scaturisce l’agglutinazione.

2)    La statistica e l’epidemiologia non concordano con le teorie di D’Adamo. Basta valutare quanti soggetti sono intolleranti al glutine, al lattosio o al nichel e analizzare i dati in relazione al gruppo sanguigno. Dovremmo aspettarci una maggior prevalenza di soggetti intolleranti in funzione del rispettivo gruppo ematico… cosa non vera. La distribuzione della celiachia, ad esempio, non ha nessuna relazione col gruppo sanguigno, così come l’intolleranza al lattosio o al nichel.

3)    La rigidità con cui vengono proposti i differenti schemi di alimentazione per i vari emogruppi, e l’esclusione di ampie categorie di alimenti porta con se una naturale riduzione dell’apporto energetico che conseguentemente può causare una riduzione di peso. Questo dimagramento, in modo simile a quello che può verificarsi con le diete da esclusione per le intolleranze alimentari, viene erroneamente considerato come una conferma alla validità scientifica della dieta dell’emogruppo. Nella realtà qualunque dieta che escluda ampie categorie di alimenti, causando una restrizione calorica, può determinare una riduzione del peso corporeo. In aggiunta a ciò una dieta troppo ricca di proteine, come quella consigliata al gruppo dei “cacciatori” (emogruppo 0) porta con se il rischio di sviluppare patologie renali e tumorali, mentre la dieta consigliata agli “agricoltori” (emogruppo A) troppo povera di proteine può causare danni all’apparato scheletrico/muscolare e disturbi del sistema immunitario per citarne solo alcuni.

4)    Per finire l’aspetto commerciale e il business che è scaturito da queste teorie, a mio avviso, è un’ulteriore prova che l’idea, seppur affascinante, è nella realtà una operazione prevalentemente orientata al guadagno di alcuni e molto poco alla salute di tutti gli altri.

Sperando ancora una volta di avervi dato delle utili informazioni auguro a tutti una buona dieta.

Dott Pablo Belfiori