Monthly Archive for Gennaio 2013

Combattere l’influenza a tavola

L’Istituto Superiore della Sanità , nell’ultimo bollettino settimanale Influnet, rende noto che l’incidenza dei casi di influenza è in netto incremento, complice il maltempo, e ad oggi sono già più di 2 i milioni di Italiani che quest’anno hanno fatto conoscenza col virus influenzale. La fascia d’età più colpita è, come sempre, quella dei bambini più piccoli (0-4 anni) poiché le loro difese immunitarie sono meno efficienti e la trasmissione del virus è agevolata dagli stretti contatti che si verificano tra i bambini negli asili nido e nelle scuole materne. Mentre gli adulti, salvo qualche raro caso, guariscono nel giro di pochi giorni, anche senza alcuna terapia (salvo complicanze), nei bambini è invece importante instaurare il prima possibile una terapia. Nei confronti dell’influenza la terapia è fondamentalmente di tipo sintomatica (rivolta cioè a limitare i sintomi). Il pediatra interverrà prescrivendo antipiretici per la febbre (paracetamolo), aerosol con soluzione fisiologica (per reidratare le mucose respiratorie) e cortisonici per il coinvolgimento dell’apparato respiratorio, frequenti risciacqui delle cavità nasali con soluzione salina al 3% e successiva rimozione del muco facendo soffiare il naso al bimbo o nei più piccoli aspirando, con gli appositi strumenti, le secrezioni presenti. In alcuni casi, quando si presentassero placche alla gola o altri sintomi importanti, il pediatra potrà decidere di intervenire con antibiotici, capaci di arrestare la moltiplicazione dei batteri (non dei virus) che può verificarsi quando l’organismo è aggredito e il suo il sistema immunitario è impegnato nel debellare l’infezione virale. Un’altra complicanza che può manifestarsi è data dal coinvolgimento dell’apparato gastro intestinale in seguito al quale si potranno presentare sintomi quali nausea, vomito, diarrea e dolori addominali. In questi casi la terapia deve essere principalmente orientata al ripristino delle scorte idriche con abbondante assunzione di acqua (per evitare i gravi problemi dati dalla disidratazione) associandovi una alimentazione leggera capace di favorire il ripristino della flora batterica residente (probiotici).

Oltre alla terapia farmacologica risultano fondamentali per la rapida guarigione dei nostri bambini alcuni ulteriori accorgimenti. I bimbi dovranno restare in ambienti tiepidi, evitare gli sbalzi di temperatura e le correnti d’aria, bisognerà areare i locali dove soggiornano più volte durante il giorno, tenergli le mani pulite, farli riposare, dargli da bere spesso acqua e nutrirli adeguatamente.

A questo proposito ho da darvi alcuni semplici consigli. Innanzitutto bisogna ricordarsi che i bambini possono essere resi inappetenti dal loro malessere e/o dalle terapie farmacologiche eventualmente instaurate, per questo motivo è importante scegliere alimenti appetibili ma allo stesso tempo leggeri e facilmente digeribili. Sono vietate le fritture, gli arrosti, preferibili invece le cotture al vapore o alla piastra. Evitare gli alimenti grassi come i formaggi, gli insaccati, le carni o i pesci grassi, i molluschi e i crostacei, i prodotti di pasticceria, le spezie, le bevande gasate e/o contenenti caffeina e il cioccolato. Sono invece consigliabili gli alimenti più magri e leggeri, come le carni bianche e rosse magre, il pesce magro lessato, le verdure come le carote, i finocchi, le insalate e la frutta; tra questi ultimi sono consigliati specialmente gli agrumi poiché essendo ricchi di Vitamina C aiutano l’organismo a rendere le proprie difese immunitarie più efficienti e a limitare le infiammazioni. La vitamina C inoltre è capace di rendere maggiormente assorbibile il ferro (Fe) contenuto negli alimenti, consentendo quindi al nostro sistema immunitario, che necessita del ferro per essere più “incisivo”, di rinforzarsi. Sono ricchi di vitamina C anche i pomodori, i broccoli, il cavolo, i peperoni e ovviamente i limoni il cui succo può essere utilizzato per condire le insalate (senza esagerare!).

Le porzioni di frutta e verdura devono aumentare in questi giorni di malattia e una spremuta d’arancia, qualche mandarino o kiwi possono soddisfare le aumentate richieste di un organismo debilitato dal virus.

Sono infine molto utili per la guarigione anche gli alimenti probiotici (capaci cioè di favorire il ripristino o rinforzare la flora batterica residente) come gli yogurt e gli altri latticini addizionati con fermenti lattici.

Sperando di avervi dato qualche utile consiglio auguro a tutti voi e ai vostri cari una rapida guarigione… se invece siete tutti sani una efficace prevenzione.

Dott. Pablo Belfiori

Menopausa: affrontarla naturalmente.

La sindrome menopausale è caratterizzata da numerosi aspetti fisiopatologici che comportano una serie di disturbi soggettivi (alterazione del tono dell’umore, del ritmo sonno veglia, comparsa di ritenzione idrica, vampate, cefalea) associati alla perdita dei cicli mestruali che espone la donna ad maggiore rischio di andare incontro a patologie cardiovascolari, tumorali e ossee. Le donne in menopausa da un lato tendono a sviluppare dislipidemia (colesterolo e/o trigliceridi elevati), ipertensione arteriosa e disfunzioni endoteliali (danni a carico dei vasi arteriosi) che portano ad un aumentato rischio di ictus e infarti, dall’altro, perdendo il meccanismo difensivo per la salute delle ossa (dato dalla ciclicità estro-progestinica) rischiano di sviluppare osteopenia e osteoporosi fino alla comparsa di fratture patologiche (non dovute a traumi rilevanti). In menopausa aumenta anche il rischio di tumore al seno, alle ovaie e all’utero.
Questi eventi, che si sovrappongono in gran parte con i normali processi dell’invecchiamento, possono essere controllati o rallentati attraverso un adeguato approccio di tipo dietetico e comportamentale. Per prevenire la comparsa di patologie a carico delle ossa è di fondamentale importanza stimolare l’apparato scheletrico attraverso la pratica di attività fisiche quotidiane (camminate, ginnastica, ballo) associate ad un adeguato apporto di Calcio con l’alimentazione e ad una sufficiente esposizione alla luce solare (questo determina la produzione a livello cutaneo della vitamina D che è fondamentale per aumentare la solidità delle ossa). Per quanto riguarda l’alimentazione è ormai certo che la dieta mediterranea, ricca di carboidrati complessi, verdure, frutta e grassi insaturi (come quelli contenuti nell’olio d’oliva) equilibrata e calibrata sulla base delle esigenze personali si classifichi al primo posto tra gli interventi terapeutici proponibili specialmente se, ai normali alimenti, vengono affiancati i cosiddetti “alimenti funzionali”.
Gli alimenti funzionali sono alimenti che associano alle loro caratteristiche nutrizionali molecole con azioni farmacologiche specifiche che possono rivelarsi utili ai fini terapeutici. La menopausa, come detto in precedenza, corrisponde all’interruzione della produzione ciclica di estrogeni, per tale motivo sono di particolare utilità i fitoestrogeni presenti in numerose piante, caratterizzati da un’azione simile a quella degli estrogeni. Tra i fitoestrogeni presenti in natura i più importanti sono gli isoflavoni che troviamo principalmente nella soia ma anche nei legumi, nel trifoglio rosso, nel finocchio e nei cereali integrali. In natura i fitoestrogeni sono legati ai carboidrati con legami stabili che rendono queste sostanze di difficile assimilazione poiché per poter essere assorbiti devono prima essere separati dalla componente glucidica. Questo legame viene scisso da enzimi (glicosidasi) che sono prodotti dalla flora microbica intestinale; risulterà quindi di fondamentale importanza, per rendere i fitoestrogeni “liberi di agire”, la presenza di una flora microbica intestinale integra ed efficace. I batteri residenti nel nostro intestino possono essere mantenuti in salute attraverso l’assunzione di fermenti lattici e sostanze prebiotiche di cui sono ricchi il carciofo, la cicoria, la cipolla, le banane, l’avena e la soia.
Un’altra sostanza nutraceutica interessante per gestire l’assetto metabolico delle donne in menopausa è la berberina. Questa sostanza è un alcaloide naturale presente in molte piante medicinali (Hydrastis canadensis, Coptis Chinensis, Berberis aquifolium, Berberis aristata) che ha la capacità di ridurre i livelli circolanti di colesterolo e trigliceridi, ha un effetto ipoglicemizzante e insulino-sensibilizzante e va a tamponare l’aumento del peso corpore nelle donne in menopausa. La somministrazione di berberina è inoltre in grado di ridurre la formazione delle placche ateromasiche (responsabili dell’ostruzione vascolare) e, migliorando la contrattilità cardiaca, è capace di proteggere l’apparato cardiovascolare.
Altri elementi importanti per rallentare o limitare gli effetti nocivi della menopausa sono la vitamina B6 (piridossina) che è contenuta nei cereali integrali, nella soia, nelle noci e nelle mandorle, la vitamina D, non solo per l’azione sul metabolismo osseo, contenuta nell’olio di fegato di merluzzo, nel pesce (sgombro, trota, salmone, anguilla, pesce spada, dentice, tonno), nel latte e nelle uova e infine gli acidi grassi della serie omega 3 che troveremo nel pesce azzurro, nei semi di chia e di lino e nelle noci.

I benefici che possono derivare da una corretta alimentazione e dall’assunzione di alimenti funzionali (ricchi di fitoestrogeni, di vitamine, di calcio…) possono essere raggiunti in parte attraverso l’uso di integratori ma é sempre meglio evitare le pastiglie e fare invece più attenzione alla spesa, all’attività fisica, ai metodi di cottura e alla salute più in generale.

Grazie per l’attenzione

Dott. Pablo Belfiori

Niente popò di meno che … popò di più

Oggi parleremo di un argomento che per molti costituisce un tabù, mi riferisco alla pupù… e la rima era voluta.

I fattori che possono causare stitichezza (stipsi) sono molteplici, complessi e alla loro base vi sono dei meccanismi che possono essere fisiologici, psicologici o patologici. Non pretendo in questa sede di analizzare tutte le cause che possono portare alla stitichezza o tutte le terapie farmacologiche e non farmacologiche atte a risolvere il problema ma piuttosto cercherò di darvi pochi semplici consigli che, nella mia esperienza professionale, portano alla risoluzione l’80% dei casi più semplici e il 50% di quelli più ostinati.

Innanzi tutto vorrei fare una precisazione, la stitichezza, per definizione, è un disturbo della defecazione che consiste nella difficoltà a svuotare in tutto o in parte l’intestino e che riduce la frequenza delle evacuazioni a meno di 3 episodi nella settimana. Chi va di corpo regolarmente ma prova fastidio a causa della eccessiva durezza delle feci ha un problema di pseudo stitichezza per il quale spesso è sufficiente modificare l’alimentazione. In tutti i casi i consigli che leggerete potranno aiutarvi non solo a risolvere completamente o parzialmente il problema ma sopratutto a prevenirne la comparsa.

Primo consiglio: mangiare ad ogni pasto principale una quantità di verdure abbondante ed associarvi almeno 2 bicchieri d’acqua. Le verdure sono alimenti ricchi di fibre che il nostro apparato digerente non è in grado di assorbire, se non in minima parte; la permanenza nel canale alimentare delle fibre ha molteplici effetti benefici e tra questi uno dei più importanti è dato dall’aumento della massa fecale, che ha come conseguenza diretta una accelerazione del transito intestinale.

Esistono due tipi di fibra alimentare; quella solubile, di cui sono ricchi ad esempio legumi, patate e riso integrale, che si lega con il contenuto intestinale formando un composto gelatinoso viscoso il quale, se non associato ad una abbondante assunzione di acqua, può rallentare il transito intestinale e quindi causare stitichezza. L’altro tipo di fibra è quella insolubile, che troviamo ad esempio nella maggior parte dei cereali integrali, nelle verdure a foglia verde, nelle carote, nelle cipolle e nelle pere, che invece, assorbendo grandi quantità di acqua, tende a far aumentare il volume delle feci, da ad esse una consistenza più morbida e accelera il transito intestinale.

Per quanto riguarda l’acqua è di fondamentale importanza assumerne, oltre che durante i pasti (un paio di bicchieri), anche durante il resto della giornata ad intervalli regolari; bisogna cioè bere poco ma frequentemente e consumarne almeno 1,5-2 litri al di.

Secondo consiglio: fare attività fisica. È dimostrato che le persone più dinamiche hanno meno probabilità di soffrire di stitichezza. Una camminata a passo svelto per almeno 50 minuti al giorno, anche se non consecutivi, può stimolare la motilità intestinale e, agevolando il transito, aumentare la probabilità di avere un alvo più regolare.

Terzo consiglio: provare quotidianamente, che ci sia o non ci sia lo stimolo, ad evacuare in un momento della giornata prestabilito in cui non si abbiano fretta o distrazioni. Durante queste “pause” che devono essere della durata massima di 5 minuti (a meno che non sortiscano l’effetto desiderato) è fondamentale non spingere (meccanismo del ponzamento) per evitare la comparsa di emorroidi. I benefici apportati dal fatto di “sedersi” sono sia psicologici che fisico-anatomici. Da un lato il nostro cervello inizia ad elaborare un pensiero che è diametralmente opposto a quello che spesso, nella evoluzione psicologica dell’individuo, è visto come una “perdita di tempo”. I bambini, che passano la loro giornata a giocare, percepiscono lo stare seduti in bagno come una perdita di tempo e un allontanamento dai propri divertimenti, tenderanno quindi a ritardare l’evacuazione dando origine ad un meccanismo ciclico caratterizzato dalla formazione di feci più dure (poiché nel colon si verifica il riassorbimento dei liquidi) che risulteranno più fastidiose da eliminare e quindi ancor più da evitare. É importante che i bambini imparino ad andare di corpo quotidianamente e per fare questo spesso è necessario che i genitori rendano le “sedute” in bagno più interessanti per i loro figli (leggere una storia o fare una chiacchierata può essere sufficiente).

L’altro motivo di ordine fisico-anatomico è dato dal fatto che sedendosi sul water si verifica una sorta di rettilinearizzazione del tratto terminale del colon con conseguente disposizione più ordinata delle feci. Spesso tra la porzione terminale del colon (sigma) e l’ampolla rettale (sede di accumulo delle feci) è presente un angolo che a volte è tale da limitare il passaggio delle feci. La posizione che si assume stando seduti sul water facilita questo passaggio, permette un più regolare riempimento dell’ampolla rettale, da cui nasce lo stimolo, e rende più semplici e frequenti le evacuazioni.

Nella speranza di aver dato qualche utile suggerimento vi saluto

Dott. Pablo Belfiori

E’ brava, buona e bella: vi presento la NOCE

Perché le noci fanno bene

La noce, frutto dell’omonimo albero, è un alimento ricco di proprietà benefiche, nutrizionali e organolettiche associate ad un gusto particolare che la rende ottima mangiata singolarmente ma anche perfetta per alcune preparazioni gastronomiche. Cercherò in questo articolo di spiegare quali benefici per la salute possono essere associati ad una costante ed equilibrata assunzione di noci e approfittando di questa occasione cercherò di spiegare alcuni meccanismi fisiopatologici che, a mio avviso, è importante conoscere non solo per cultura personale ma anche per avere un impulso in più nella prospettiva di migliorare il proprio stato di salute.

Vediamo insieme quali sono le caratteristiche peculiari delle noci.

1) Innanzitutto le noci sono ottime fonti di acidi grassi insaturi; 100 grammi di noci contengono 10,4 grammi di acidi grassi monoinsaturi e 42,7 grammi di poliinsaturi perfettamente bilanciati (4:1) tra omega 6 o ω6 (33,7 grammi) e omega 3 o ω3 (8,7 grammi). Tra gli ω6 il più importante, poiché è essenziale (cioè il nostro organismo non è capace di produrlo da solo), è l’acido linoleico che deriva da l’olio di semi, dalle noci e nocciole e dai cereali integrali. Questo acido grasso ha proprietà ipocolesterolemizzanti (fa cioè diminuire il colesterolo circolante) e ipotensive (diminuisce la pressione arteriosa) risultando quindi protettivo per il sistema cardiocircolatorio. Un altro ac.grasso della serie ω6 è l’acido arachidonico che ha invece promuove le infiammazioni.

Tra gli ω3 il più importante è l’acido linolenico da cui derivano l’acido α-linolenico, l’acido eicosapentaenoico (EPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA) entrambi acidi grassi essenziali. Le fonti alimentari di ω3 sono rappresentate dal pesce azzurro (salmone, merluzzo, sgombro, sardine, alici e tonno), dai semi di chia, semi di lino e appunto dalle noci.

L’acido α-linolenico ha proprietà antiaggreganti, vasoprotettive e antitrombotiche e inoltre è il precursore degli altri due ac. grassi essenziali EPA e DHA

L’EPA ha la capacità di ridurre i trigliceridi circolanti (ipotrigliceridemizzante), di aumentare la produzione delle HDL (lipoproteine ad alta densità, spesso definite come colesterolo buono), di ridurre la pressione sanguigna e di potenziare la fibrinolisi (riduce quindi la tendenza a formare coaguli nel torrente circolatorio).

Il DHA ha anch’esso la capacità di ridurre i trigliceridi circolanti, inoltre è importante per la formazione dei fosfolipidi cerebrali ed è fondamentale per la produzione degli spermatozoi.

La quantità ideale di acidi grassi della classe ω6 da assumere con la dieta dovrebbe rappresentare dal 5 al 10 % delle calorie totali introdotte ma, cosa ancor più importante, dovrebbe essere nel giusto rapporto con la quantità di ω3. Il rapporto ideale tra le due classi di acidi grassi essenziali è di 4 a 1 rispettivamente per ω6 e ω3 e il motivo di tale relazione è data dal fatto che dagli ω3 derivano le prostaglandine PG1 e PG3 che hanno effetti antiaggreganti, vasoprotettivi e antitrombotici mentre dagli ω6 derivano le prostaglandine PG2 che hanno proprietà pro-infiammatorie e pro-trombotiche. Un eccessiva assunzione di ω6 rispetto agli ω3 comporta uno sbilanciamento nella produzione delle prostaglandine PG2 con la conseguente tendenza dell’organismo all’infiammazione cronica, questo rappresenta uno dei maggiori fattori di rischio per molte malattie, specialmente per quelle autoimmunitarie (morbo di crohn, rettocolite ulcerosa, artrite reumatoide, LES ecc.).

2) Le noci sono ricche di Arginina che è un aminoacido non essenziale nell’adulto (mentre nel bambino è considerato essenziale poiché l’organismo non ha ancora acquisito la capacità di produrne abbastanza). Questo aminoacido è il precursore del monossido d’azoto (NO) che è un neurotrasmettitore prodotto dall’endotelio vascolare, ossia dal tessuto di cui sono rivestite internamente le arterie, che ha effetti vasodilatanti. Questa sostanza rende le arterie più elastiche e flessibili prevenendo quindi la formazione di coaguli o trombi.

3) Le noci sono un’ottima fonte di Vitamina E che ha proprietà antiossidanti e agisce a livello vascolare contrastando la formazione delle placche ateromasiche o aterosclerotiche. Uno degli eventi primari nella formazione delle placche è rappresentato dall’ossidazione delle LDL (lipoproteine a bassa densità anche denominate “colesterolo cattivo”) che, una volta ossidate, acquisiscono la capacità di danneggiare in vari modi la parete dei vasi arteriosi. Le capacità che le LDL ossidate (OX-LDL) assumono sono numerose; a livello endoteliale inducono l’espressione di molecole adesive per i leucociti (globuli bianchi), stimolano la produzione di sostanze chemiotattiche (che hanno cioè la capacità di richiamare in quella sede cellule come ad esempio i macrofagi), stimolano la sintesi di fattori di crescita per varie cellule (monociti, macrofagi e cellule muscolari lisce), stimolano la sintesi di sostanze coagulanti, inducono la produzione di “endoteline” che hanno effetti vasocostrittori e ipertensivi, inibiscono la produzione di NO che, come già detto, ha effetti vasodilatatori e infine attivano le piastrine inducendone l’aggregazione. Da tutta questa serie di eventi deriva la formazione delle placche ateromasiche che, provocando una riduzione del lume (diametro) dei vasi, sono le maggiori responsabili di infarti e ictus. L’assunzione di agenti antiossidanti, come la vitamina E, può evitare o limitare tutti questi processi degenerativi a carico delle arterie e ha quindi delle proprietà benefiche di tutto rispetto.

4) Le noci sono ricche di steroli vegetali (fitosteroli) e di fibre che agiscono entrambi nel ridurre l’assorbimento intestinale del colesterolo.

5) In ultima analisi le noci sono buone e nutrienti, apportano una notevole quantità di grassi che va tenuta in considerazione per evitare di sbilanciare la dieta a favore dei lipidi. Basterà quindi ridurre l’apporto dietetico di grassi, riducendo l’olio, sgrassando bene le carni e gli insaccati, limitando i formaggi e le uova.

Per concludere, in considerazione di tutte le proprietà benefiche appena elencate, vi suggerisco di introdurre nella vostra alimentazione quotidiana alcune noci a fine pasto, sbriciolate nell’insalata o ancora mangiate insieme ad un frutto a metà sera o a colazione… ma, come sempre, non esagerate!

Dott. Pablo Belfiori

Olivia è triste, non riesce ad ingrassare… e la dieta di poldo non ha funzionato!

In questi anni mi è capitato frequentemente di visitare pazienti con un problema di sottopeso; queste persone non si piacciono perchè la loro magrezza rivela tratti fisici spigolosi, angoli che abitualmente, essendo ricoperti da un pannicolo adiposo, non sono presenti nel fisico dei loro coetanei, fattezze che poco hanno a che fare con la bellezza canonica e svelano un disagio spesso superiore rispetto alle persone in sovrappeso. I motivi che possono essere alla base di una difficoltà ad aumentare il peso corporeo sono numerosi e richiedono un approfondimento sia clinico/psicologico che comportamentale. Bisogna innanzitutto escudere la presenza di patologie che possano causare da un lato un eccessivo consumo energetico, come le patologie tumorali, i disturbi della funzione tiroidea (ipertiroidismo) e la presenza di infezioni croniche, e dall’altro una limitata capacità assorbitiva a livello gastro intestinale o per la presenza di deficit enzimatici (il che può limitare l’assorbimento di certe sostanze ingerite o causare, per la persistenza di alcune molecole indigerite nel canale digestivo, un aumento della motilità intestinale e un richiamo di liquidi con conseguente diarrea e gonfiore) o per la presenza di sezioni gastrointestinali inefficienti a causa di lesioni, interventi chirurgici, infiammazioni croniche ecc.

Escluse queste cause possiamo comunque individuare alcune abitudini alimentari, comportamentali e sociali che possono essere responsabili della incapacità ad aumentare il proprio peso corporeo. Il primo fattore da prendere in considerazione è relativo alla sovrastima dell’introito energetico; in questi casi i pazienti sono convinti di assumere una quantità di cibo più che sufficiente ma, nella realtà, sono ben al di sotto delle loro necessità. Questo fenomeno può verificarsi anche quando si esagera nelle porzioni di verdura assunta poichè queste non solo essendo ricche di fibre accellerano il transito intestinale e limitano quindi il tempo di contatto tra la mucosa intestinale e il cibo assunto ma anche perchè la fibra ha la capacità di interporsi tra la mucosa e gli alimenti ingeriti limitando la superficie deputata all’assorbimento. In questi casi sarà sufficiente educare i pazienti a mantenere un giusto rapporto tra le calorie introdotte, in relazione al proprio metabolismo, e i loro consumi e costruire un piano terapeutico dietetico equilibrato con le giuste dosi di fibra da assumere. In altri casi la difficoltà nasce dalla sottostima dei consumi energetici relativi all’attività lavorativa o sportiva; In questi casi i pazienti non comprendono la reale incidenza dell’attività fisica lavorativa o sportiva, dal punto di vista metabolico, rispetto al loro introito energetico. Svolgere un lavoro faticoso e stressante e associare a questo una intensa attività sportiva rende le necessità energetiche estremamente superiori e spesso difficili da compensare. E’ poi importante consumere i pasti con tranquillità, seduti a tavola, ritagliandosi un tempo adeguato tra i propri impegni poichè con la fretta, fattore che incrementa lo stress psicofisico, si verifica un aumento nella produzione di adrenalina e noradrenalina che sono induttori metabolici. Spesso le persone che sono particolarmente magre hanno anche un volume gastrico ridotto il che li rende incapaci di introdurre una quantità sufficiente di cibo, di conseguenza cercheranno di aumentare il numero dei pasti quotidiani. Questo fenomeno però non è vantaggioso dal punto di vista energetico perchè ad ogni pasto seguirà una fase digestiva, quindi più pasti si faranno più energie si dissiperanno nell’attività digestiva (TID= termogenesi indotta dalla digestione). Bisognerà quindi cercare di concentrare l’introito energetico della giornata nei tre pasti canonici (colazione, pranzo e cena) prendendosi il tempo necessario, masticando bene e non esagerando con le bevande (vietate quelle gasate che gonfiano e danno immediatamente un senso di sazietà).

Bisogna poi considerare anche la quantità di tessuto adiposo a disposizione dell’organismo. Quando siamo piccoli e in crescita le nostre cellule (muscolari, adipose, ossee ecc.) vengono stimolate a crescere sia di volume che di numero mentre, raggiunta la maturità, potremmo influenzare il volume in senso positivo o negativo ma non il numero delle cellule. Un bambino che mangia troppo stimolerà il suo pool di cellule adipose ad aumentare di volume e di numero così da adulto avrà la tendenza ad essere in sovrappeso e incontrerà maggiori difficoltà a dimagrire, di contro, i bambini molto magri, che mangiando poco stimolano in modo ridotto la crescita del numero degli adipociti, saranno degli adulti con un numero di cellule adipose ridotto. Se abbiamo poche cellule adipose, poichè da bambini eravamo molto magri, pur stimolandone l’aumento di volume non riusciremo ad ingrassare più di tanto. In certi casi bisogna quindi rassegnarsi e concentrarsi su una alimentazione il più possibile corretta ed equilibrata. Chi vuole ingrassare d’altronde non desidera semplicemente aumentare il volume della pancia, cosa che esteticamente non è proponibile, ma cerca di aumentare pittosto il volume degli arti, del torace, del viso ecc. Per riuscire in questo intento è necessario stimolare non solo la massa grassa ma anche quella magra. Questo obbiettivo può essere conseguito solo associando una adeguata attività fisica, e per adeguata si intende non troppo intensa o protratta nel tempo, ad una dieta equilibrata solo leggermente superiore (ipercalorica) ai propri consumi energetici.

Dott. Pablo Belfiori

Oggi mangio poco, domani ingrasso!

Da una ricerca pubblicata nel dicembre 2012 dall’autorevole rivista European Journal of Clinical Nutrition si evince che un’iperalimentazione o una scarsa alimentazione  inducono rispettivamente un aumento o una diminuzione della spesa energetica. I cambiamenti della spesa energetica sono in parte spiegati da variazioni proporzionali all’introito energetico indotto dalla dieta, o dall’attività fisica e relative a combiamenti della composizione corporea. Si è dimostrato che una scarsa alimentazione provoca un adattamento metabolico che si riflette in una riduzione delle spese energetiche. Così, alternando la sottoalimentazione con un apporto isocalorico (pari alle proprie esigenze), ne risulta un bilancio energetico positivo. Quindi se in certi periodi esageriamo con la restrizione calorica induciamo il nostro metabolismo a rallentare così che, quando riprenderemo a mangiare come eravamo abituati, avendo un metabolismo più lento, tenderemo ad ingrassare. Questo fenomeno, secondo l’autore, potrebbe essere una delle spiegazioni per la crescente incidenza di obesità nelle società attuali.

(http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23232582 Eur J Clin Nutr. 2012 Dec 12. doi: 10.1038/ejcn.2012.187. [Epub ahead of print] Metabolic adaptations to over-and underfeeding-still a matter of debate?)

Tanti auguri di buon anno a tutti.

Dott. Pablo Belfiori